Posts Tagged 'trieste'

Aggiornamento leghista

xe longhi!

Il 21 aprile, in piena campagna elettorale, sono stato testimone di un aggressione ai danni del deputato ed allora candidato sindaco Fedriga. Il video che ho raccolto e pubblicato sul tubo ha avuto il pregio di evitare che si strumentalizzi l’accaduto ridimensionando le dichiarazioni iniziali.

Dopo l’evento sono stato avvicinato da un carabiniere che mi ha chiesto le generalità e qualche giorno fa ho ricevuto un invito a recarmi alla caserma dell’arma. Qui un maresciallo ha raccolto la mia deposizione e mi ha richiesto copia del file: il deputato ha sporto denuncia nei confronti del signore protagonista della tenzone.

Voglio fare i miei complimenti all’impavido deputato che corre a piangere dallo stesso Stato italiano che ogni giorno lui ed i suoi pari umiliano; lo stesso Stato che li foraggia e mantiene, lo Stato che sopporta le scorreggie di borghezio, i rutti di bossi ed i lezzi di trota. Lo stesso Stato che, nonostante tutto, sopporta un fascismo di colore verde-fiore-padano.

Spero sinceramente che la selezione naturale faccia placidamente il suo corso condannandovi all’estinzione.

Lo auguro a voi ma, soprattutto, all’Italia.

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Tensione al banchetto della lega

Trieste aprile 2011 – banchetto della lega per le elezioni amministrative in campo san giacomo a trieste Fedriga, nelle mire di un signore visibilmente alterato, viene difeso dalla guardia padana.

Gelato al corano

Trieste un paio di giorni fa; una gelateria vicino casa.

Fa troppo caldo per imbastire un pasto vero, soprattutto dopo nove ore di lavoro; così decido di scendere assieme al mostricio per un paio di palline di gelato.

C’è la fila e, curiosi, io e l’erede guardiamo le facce della gente che ci precede.

Umanità.

Non si può non notore, davanti a noi, una coppia con bambino di chiara origine araba sicuramente molto devota ad allah: lei intabarrata nel classico abito che lascia scoperte solo faccia e mani, lui con una folta barba ben curata e dei sottili occhialini d’oro da intellettuale.

Poco più in là una signora sulla cinquantina: capelli ritti in testa tra il bianco ed il giallo, enormi occhialoni neri ed al guinzaglio, un vecchio e mansueto bastardino con il pelo preoccupantemente simile alla chioma della padrona.

E’ il turno della coppia: noto che l’uomo prende un cono gelato e lo passa al bambino in braccio alla madre, che fa per uscire; quindi si rivolge alla commessa, chiedendo in malomodo lo scontrino e, dopo averlo ricevuto, si lancia in un’invettiva contro i cani sottolineandone sporcizia ed impurità. Nel suo stentoreo italiano comincia ad alzare i toni sostenendo che nell’esercizio avrebbe dovuto esserci un cartello che vietasse l’ingresso a quel “tipo di bestie” e che voleva parlare con un responsabile del posto.

Mentre la commessa ribatte colpo su colpo, si alza il brusio contrariato e cinofilo degli altri avventori; inaspettatamente per un attimo e sotto i nostri occhi, va in scena un piccolo “scontro di civiltà”.

Infine, dopo aver restituito le monetine al tizio e chiamato il responsabile che risultava “fuori città” e considerando che l’uomo insisteva sostenendo che un responsabile reperibile “doveva pur esserci”, la commessa suggerisce di chiamare i carabinieri. La parola “carabiniere” ammutolisce improvvisamente l’uomo che si allontana alla chetichella mentre la signora del cane, che intanto aveva acquistato un gelato dall’altra commessa, mi si avvicina:

-ma con chi ce l’ha?- mi chiede

– con il suo cane – rispondo;

A quel punto la vedo voltarsi verso la vetrina dove l’arabo era rimasto a fissarla e sfoderare un ossuto dito medio ed un ghigno sardonico.

– Scusi sa – mi dice – ma quando ghe vol ghe vol –

nota:

Qui ho trovato qualche informazione sulle visioni del corano e della cultura araba sui cani.

P.S. grazie lali per la dritta 😉

Per un momento ghe go sperà…

 

monte grisa: formaggino e tromba d'aqria

la tromba d'aria e il formaggino (ricostruzione)

 

Sopra una delle colline più alte che sovrastano il golfo di Trieste, c’è una delle costruzioni più orrende che mai si siano viste sulla faccia della terra. E’ una chiesa, o meglio, quello che viene definito il “tempio mariano” di Monte Grisa. Venne fatto edificare dal vescovo della città nel dopoguerra per onorare una promessa fatta al suo dio: se Trieste non fosse stata (ancora) bombardata, avrebbe costruito un tempio in onore della madonna. Per fortuna il bombardamento non ci fu; sfortunatamente assegnarono l’incarico ad un tal ingegner Pagnini che pensò bene di ricoprire la sommità del monte con una colatona di cemento armato a forma di formaggino mozzicato.

Negli anni l’opera perse gran parte della copertura e svariati pezzi a causa della bora a cui evidentemente, come alla maggior parte dei triestini, la costruzione provoca acidità di stomaco ed “insane” voglie iconoclaste.

Ieri mattina, fermo ad un semaforo delle rive, mi accorgo che sopra la chiesa una nube stava prendendo una forma ad imbuto: si allungava e scendeva fino a toccare terra proprio nei pressi del manufatto. Così ho cominciato a sperare di veder volar via quell’orrore come la casa di dorothy del mago di Oz. Già immaginavo i titoli dei giornali ed i brindisi per celebrare la scomparsa di una delle tante, troppe, brutture architettoniche della mia città che, in questi ultimi anni, sono andate aumentando: il porta cd luminoso ed il muro del pianto in piazza Goldoni, la pista di atterraggio per ufo in piazza Unità d’Italia, la spianata di Piazza Vittorio Veneto, Piazza “cuboni” Venezia.

La speranza è durata pochi secondi: il tempo che scattasse il verde semaforico e ricevessi la strombazzata dalla macchina di quello dietro, che la nube stava già risalendo.

Cocài

BIRDS_IS_COMINGAll’alba io e la mia compagna arriviamo a Trieste dal nostro viaggio in Sicilia. Ci accolgono i nostri 4 gatti, nutriti dal parentado nei giorni di assenza.

Abitudine dei due maschi è quella di appollaiarsi all’esterno della finestra del soggiorno, al quarto piano di una strada triestina piuttosto trafficata.

Sono le cinque , non c’è traffico e  l’aria del mattino è limpida e tersa.

Scorgo un pallido scorcio di cielo azzurro, spruzzato da acquerelli color vermiglio, al di là e sopra il tetto del palazzone di fronte: il tutto fa presagire l’arrivo di una giornata calda e placida di un mercoledì di giugno inoltrato.

Ad un tratto, attraverso i vetri delle finestre, noto che sul cornicione adiacente si staglia la sagoma elegante di un grosso gabbiano.

E’ un attimo:

stende le enormi ali offrendole alla corrente; si tuffa e percorre la ventina di metri che separano il bordo da cui si è lanciato, dalla finestra di casa con i mici che, solo quando arriva a pochi metri da loro, si accorgono della presenza.

Il gabbiano si produce in una cabrata stretta e precisa, scomparendo sulla destra. Uno dei gatti, atterrito, rientra. L’altro segue con lo sguardo la traiettoria del bestione alato. E’ un attimo ed il fulmine bianco, ripassa dopo aver compiuto un’altra stretta spirale, a meno di mezzo metro dal secondo gatto. Che rientra con la coda tra le gambe.

Il tipo vira e si appollaia nuovamente dove è partito. Appena uno dei gatti mette di nuovo fuori timidamente il naso, riparte.

A questo punto, mi faccio vedere. Lui frena (letteralmente) nell’aria a pochi metri da me e scompare nel cielo.

Chiudo le finestre e vado a dormire. Dopo la pigra sveglia si esce per bighellonare per la città. Al rientro, nel tardo pomeriggio, apro la finestra del soggiorno.

E lui, è di nuovo lì.

No ste zogar col fogo, fioi

Liburnia (non ho trovato un immagine dell Canovelle)

“Antica” tradizione di noi giovani (sì sì…avete letto bene, giovani 😛 ) debosciati triestini è quella di festeggiare, a volte, compleanni ed avvenimenti vari sulle spiagge frastagliate del lungomare triestino.

Il copione prevede, in attesa dell’alba, svariate casse di birra e/o alcolici vari, cibarie, chitarra, asciugamani, dormiben, sostanze ludico/spiritose bagno nudi e, naturalmente, un fuoco dalle cui lingue di fiamma farsi rapire nei momenti di stanca della socializzazione.

Questo stava accadendo il sabato appena trascorso; e mentre si era intenti a festeggiare il 25° compleanno di un amica, dal buio, sono comparse ad una cinquantina di metri dalla spiaggia le note luci lampeggianti blu che, di solito, siamo abituati ad incrociare per strada. Era la guardia costiera la quale, dopo avere puntato un fascio di luce alternativamente sulle tre feste in corso su quel tratto di costa, con il suo natante si è esibita in una danza acquatica che l’ha portata ad una ventina di metri dalla spiaggia. A quel punto, dal megafono, una voce ha intimato in tre lingue di spegnere i fuochi.

Stupiti dal fatto che non ci avessero sguinzagliato direttamente i temibili uomini rana, abbiamo spento il fuoco, per poi riaccenderlo non appena si fossero allontanati assieme al secondo natante lampeggiante che si era intanto andato ad aggiungere; Per un momento abbiamo temuto uno sbarco in forze ma, per fortuna, il capitano della seconda imbarcazione deve aver ritenuto quantomeno inutile (o forse ridicolo) spingersi anch’egli sotto costa.

In tanti anni che partecipo a feste del genere, non mi era mai capitato di assistere a nulla di simile. La spiaggia triestina è aspra e sassosa ed il rischio di incendi è praticamente nullo. Certo, potremmo disquisire su sicurezza e legalità, tanto per cambiare. Ma ripensare a questo episodio, unito al fatto che sulla strada del ritorno abbiamo incrociato un blocco della polizia, uno dei carabinieri ed uno della guardia di finanza (in circa 10 chilometri di viaggio), non so perchè, mi fa scorrere un brivido freddo lungo la spina dorsale.


enea papà

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