Archive for the 'GNU/Linux' Category

Io e la shell

My shell

Da qualche tempo nel mondo GNU/Linux c’è fermento; citando una vecchia pubblicità televisiva si potrebbe anzi dire che “c’è baruffa nell’aria”. Non che non sia mai stato così in questo ambiente: da quando utilizzo software libero ho assistito a battaglie verbali online di varia natura, accuse ed accesi dibattiti su chi ce l’abbia più lungo (il codice) o su chi ce l’abbia più libera (la licenza).

Questa volta l’oggetto del contendere è, secondo me, una delle cose più importanti per qualsiasi utilizzatore casalingo self-made di macchinette calcolatrici digitali e cioè il modo in cui il sistema si presenta all’utente: in due parole, l’interfaccia grafica.

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Sweet Home 3d

render di casa zakunin

render di casa zakunin

Qualche tempo fa, dopo circa 6 mesi dall’arrivo di Enea sull’orbe terracqueo, io e la mia compagna ci ritrovammo nella necessità di ripensare gli spazi della sessantina di metri quadri (scarsi) di casa zakunin. Il riposizionamento avrebbe coinvolto principalmente due stanze; le necessità in ballo erano tre: dotare il simpatico mostriciattolo di una cameretta, non rinunciare completamente ad una “zona giorno” e continuare ad avere un accogliente nido d’ammoure.

Nell’impresa di rendere vivibili 60mq per tre gatti ed altrettanti umani si rivelò fondamentale la fase di progettazione che affrontammo assieme a Sweet Home 3D, un software multipiattaforma dedicato al design di interni e  pubblicato sotto licenza GPL.

Il programma è molto semplice: si disegnano pavimenti e mura, si aggiungono porte, finestre, mobili e soprammobili; è anche possibile, utilizzando una delle finestre del programma, navigare in soggettiva all’interno del disegno e googleggiando un po’, si possono scaricare ed installare centinaia di tipologie di mobili e soprammobili da inserire nel nostro plastico virtuale.

Alla fine si può scattare una fotografia del nostro lavoro (casa zakunin, in testa all’articolo).

Piccola introduzione al free software ed all’open source

Sto costruendo, grazie a wordpress, un piccolo giornale online: labugia.org; il direttore della testata mi ha “commissionato” un articolo sull’open source che forse farà da apripista ad una rubrica dedicata al mondo del pinguino. Spammo pure qui l’articolo.

GNU in meditazione

Quando mi chiedono “che programmi usi?”, rispondo: “uso linux e programmi open source”; a questa affermazione, là dove il mio interlocutore non sgrana gli occhi confuso, mi sento rispondere: “ah! quelli gratis!”.

In parte è vero, non si paga per utilizzare programmi open source (ed il free software in generale), ma il fatto di essere gratuiti non è condizione sufficiente per qualificarli come tali; esistono programmi gratuiti che non per questo sono open source: gli antivirus per windows, ad esempio.

La differenza tra programmi open source e softwares proprietari è molto più profonda e sfaccettata e per spiegarla, mi affiderò ad un esempio forse un po’ surreale, ma che semplifica la comprensione delle specifiche differenze.

Parlerò di automobili.

Immaginiamo un mondo in cui convivano due tipi di produttori di automobili: i produttori di veicoli open source ed i produttori di macchine proprietarie.

I primi cedono gratuitamente veicoli base corredati da un manuale. A tutti i modelli che ti offrono i vari produttori puoi cambiare gli specchietti, modificare la vernice o sostituire i copri sedili, i cerchioni, i fari. Se ne capisci un po’ di più, puoi mettere le mani sul motore: cambiare lo scarico e modificare il carburatore, ad esempio; puoi anche cambiarlo il motore, trasformando la tua auto in un bolide da pista, oppure puoi modificarle il bagagliaio e l’abitacolo per ottenere un furgoncino o un pick-up.

Comunque sia, alla fine, avrai una macchina completamente diversa, unica; ma puoi e vuoi condividere con gli altri questa tua impresa: scriverai a tua volta un manuale che descriva come te la sei costruita così bella ed unica e lo girerai a qualcuno interessato che lo applicherà alla sua macchina open source, magari ampliando ulteriormente e migliorando le tue modifiche; e così via, in un alternarsi di sperimentazione, utilizzo e condivisione.

La macchina proprietaria mediamente te la compri: gli specchietti sono saldati alla carrozzeria, i cerchioni al semiasse, sedili e tappezzeria sono appiccicati con colle particolari al supporto e per dipingere la carrozzeria ci vuole una costosissima vernice prodotta solo da alcune ditte autorizzate ed applicabile solo con determinate tecniche sottoposte a copyright. Al posto del motore c’è un unico blocco di metallo che lo riveste: sono lamiere spesse un paio di centimetri. Ti si scarica la batteria: devi andare dal meccanico autorizzato che ti chiede un sacco di soldi per quello che potevi fare tu a costo 0 o quasi con la macchina open source: attaccare i cavi e caricarla.

Dopo 5 anni e numerosi e dispendiosi stop dal meccanico ti diranno che si è rotto un pezzo che pagheresti più del valore dell’auto. La butterai (inquinando) e ne compererai un altra (spendendo), ancora più blindata (rinunciando ad una tua libertà).

Quando mi è stato chiesto dal Direttore de “laBugia” di scrivere un articolo sull’open source descrivendo l’argomento nel modo più semplice possibile, è uscito dalla mia tastiera l’esempio qui sopra (non prima di uno stimolante carteggio elettronico con lo stesso Roberto).

Semplificando, fisiologicamente, si perdono dettagli e particolari importanti ed a volte illuminanti: ecco perchè chi scrive invita il lettore interessato a consultare il web dove esiste una documentazione sconfinata, adatta a tutti i livelli di utenza. Ed in questa documentazione potremmo scoprire che questo mondo non ci è poi così alieno: già utilizziamo strumenti open source e non ce ne accorgiamo; potremmo scoprire che oltre ai programmi esistono interi sistemi open source e che basta scaricarli, masterizzarli e farli partire dal cd per provarli; potremmo scoprire che con qualche click li possiamo installare sul nostro pc ed averli sempre a portata di boot…ma questa, è un altra storia.

jolicloud, made for netbooks

Da ormai due anni e mezzo è mio compagno di avventure digitali un netbook dell. Negli anni ha assaggiato più di una realease di ubuntu. Ogni volta mi sono ritrovato a doverci smanettare più del necessario: per i repository farlocchi appena acquistato, per fargli riconoscere la scheda wireless ma soprattutto per fargli digerire la stramaledettissima scheda video intel GMA500.

Dopo l’ultima installazione la scheda in questione mi ha fatto letteralmente impazzire: nonostante avessi brutalizzato la povera lince lucida con i demoniaci driver proprietari poulsbo, avvisi di problemi ad ogni avvio, video web con il parkinson, film a schermo intero con il delirium tremens e vlc con imbarazzanti problemi di visualizzazione dei filmati, caratterizzavano l’uso della mia povera macchinetta.

Così ho chiesto un po’ in giro e uli…ehm marco persinger ed i saggi salvatore e Daniele mi hanno segnalato jolicloud.

Jolicloud è una distribuzione gnu/linux derivata da ubuntu; la versione 1.1 che ho montato deriva direttamente dalla lince LTS (ubuntu 10.04). Il team che la sviluppa si è concentrato principalmente sulla compatibilità hardware in modo da supportare completamente quasi il 100% dei netbook presenti sul mercato.  Così, dopo aver creato una chiavetta live seguendo questa guida (il tool sul sito di jolicloud crea qualche problema con ubuntu 10.10) [1] ho proceduto con l’installazione: dopo aver seguito i soliti 7 semplici passaggi cui mi ha abituato ubuntu ed atteso una ventina di minuti per il completamento dell’installazione, eccomi sul mio netbook rinato: wireless attivo da subito, poulsbo (per quanto pur sempre orribili) attivi con performance accettabili, plug-in flash già attivo sull’ottimo chromium preinstallato. Cambio sfondo del desktop ed installo vlc ed abiword. Faccio pure una partita a space invaders…

L’interfaccia è giocattolosa ed intuitiva, vagamente aifonica. In pochi minuti trovo tutto quello che mi serve: solo il terminale è un po’ “imboscato”. Il tutto è veloce e reattivo. Dopo il primo giorno di utilizzo posso dire che questa distro è un vero gioiellino. Complimenti a quelli di jolicloud e grazie!

[1] traduco la guida dall’inglese:

Ottengo un errore con il tool di creazione USB jolicloud. Come creo manualmente una chiavetta USB jolicloud?

Il programma di installazione linux richiede python 2.4 o superiore. Python è preinstallato sulla maggior parte delle moderne distro linux. Se non lo hai, installa il pacchetto “Python” seguendo le istruzioni della tua distro;

1. Click qui per il download del programma ‘Linux Image Writer’.

2. Inserisci la tua chiavetta USB nel pc.

3.Se hai già dei contenuti nella chiavetta, fai un backup, chiudi tutte le cartelle e smonta tutte le unità ad essa correlate.

4. Apri un terminale e vai alla cartella dove hai scaricato il file:

cd /the/path/to/your/directory

5. Cambia i permessi allo script e lancia il programma:

chmod a+x linux-image-writer.py
sudo ./linux-image-writer.py Jolicloud-1.1.iso

la Rinascita!

Morto il pc, l’ho sepolto nel pc-cemetery.

Qui è rinato: equipaggiato di un athlon x3, una scheda madre msi, 4G di ram , una nvidia GT240 e una fantastilionata di megaGigaFANTA bits di disco fisso.

Alla faccia delle finanziarie! (magari)

Ho installato ubuntu 10.10rc in 30minuti. In un’ora era tutto perfettamente configurato: veloce e reattivo il pc impiega una venticinquina di secondi ad accendersi e 5 netti per spegnersi.

Alla faccia dei sistemi proprietari (scarica ubuntu)

hello, world!

Javatar

dot not

😀

portfolio

aggiornamento 11/2010 Quelli di netsons hanno ben pensato di trasformare l’account gratuito in “gratuito se pubblichi la nostra pubblicità”. Essendo risultato consapevolmente inadempiente, gli account sono stati segati. Aggiornerò i link non appena avrò tempo di dedicarmi ad una migrazione.

Nonostante il mio vetusto pc principale sia in black out prolungato (ma quello che più mi fa incazzare è che mi sono appena preso uno sfavillante schermo a led che giace inutilizzato…scaramanticamente è per questo che non parlo di morte del pc), ho pubblicato il mio primo sito “pubblico” (click sull’immagine per visualizzarlo).

E’ pronto al 60-70% proprio a causa dell’incidente di cui sopra, ma già ben impostato e pienamente fruibile.

Powered by joomla! ha trovato il suo spazio anche nel portfolio di zakuweb.

Eventuali critiche (costruttive 😀 ) saranno benevolmente accolte 🙂


enea papà

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