Io e la shell

My shell

Da qualche tempo nel mondo GNU/Linux c’è fermento; citando una vecchia pubblicità televisiva si potrebbe anzi dire che “c’è baruffa nell’aria”. Non che non sia mai stato così in questo ambiente: da quando utilizzo software libero ho assistito a battaglie verbali online di varia natura, accuse ed accesi dibattiti su chi ce l’abbia più lungo (il codice) o su chi ce l’abbia più libera (la licenza).

Questa volta l’oggetto del contendere è, secondo me, una delle cose più importanti per qualsiasi utilizzatore casalingo self-made di macchinette calcolatrici digitali e cioè il modo in cui il sistema si presenta all’utente: in due parole, l’interfaccia grafica.

Gli attori di questa singolar tenzone sono il team di ubuntu, capitanato da Mark “ghepensimi” Shuttleworth ed il team di gnome, la storica interfaccia predefinita di ubuntu. Fino a qualche tempo fa, nonostante i due già si mal sopportassero, lo sviluppo dei rispettivi prodotti procedeva in parallelo: il sistema “umano” di Mark metteva a disposizione un ambiente Gnome (identificato dal numero 2) altamente usabile e configurabile. QUI potete vedere i due in azione sulla mia macchinetta.

Ma come tutte le cose, Gnome 2 e le librerie ad esso collegate, cominciarono ad invecchiare. Così il team del desktop con il piedone iniziò un cammino di rinnovamento con la pulizia del codice e la riscrittura delle librerie motore dell’interfaccia grafica e dell’interfaccia grafica stessa: lavoravano a Gnome 3. Ma lo sviluppo, per l’imprenditore sudafricano patron di ubuntu, procedeva troppo lentamente così decise di prendere le librerie di gnome e di schiaffarci sopra la sua idea di desktop; nacque così la shell predefinita di ubuntu: unity.

unity

Alla scoperta delle due creature

Seguo lo sviluppo di entrambe le shell più o meno dagli esordi utilizzando piccole partizioni di test o con l’ausilio di virtualbox. Proprio su virtualbox ho installato, a partire dalla beta, l’ultima realase di ubuntu e da allora saltabecco da un’interfaccia all’altra come un camoscio sulle dolomiti; questo fino a qualche giorno fa perchè, alla fin della fiera, al login mi ritrovo regolarmente a preferire la shell di gnome.

Unity, ad un primo impatto, appare decisamente più completa ed usabile soprattutto ad un utente che non si ponga troppe domande; al contrario la shell appare più scarna e desolata: non ha in evidenza un launcher come la cugina ubuntiana ma basta spostare il cursore del mouse in alto a sinistra ed esso appare, in tutta la sua aridità, assieme alla lista delle finestre in uso e ad un selettore di desktop.

Gnome-shell, menu "finestre"

Caratteristica di ambedue le interfacce è la schermata da dove far partire le applicazioni non presenti nel launcher (la dash di unity ed il menu applicazioni di gnome shell) ed è qui che si nota come entrambi i teams puntino al mercato “touchscreen”: icone giganti invadono lo schermo, un’orgia forsennata di lanciatori mastodontici feriscono gli occhi di chi, come me, ama desktop puliti ed ordinati:

l'abominevole menu applicazioni e l'orribile dash

l'abominevole menu applicazioni e l'orribile dash

Ogni ricerca in questo desio digitale diventa un’agonia se non si conosce il nome del programma (nel caso, basta digitarlo nell’apposito box); mentre prima era sufficiente cliccare sul menu a tendina “applicazioni” ora bisogna perdersi in un labirinto di voci, spostando il cursore del mouse a destra e a sinistra come un formichiere con il delirium tremens; in unity poi, hanno pensato bene di suddividere i programmi in ulteriori sottoclassi (installate, preferite, consigliate), che rendono l’esperienza utente un incubo ad occhi aperti. Insomma, ergonomicità -10.

Ed è qui che la differenza tra i due DE si fa sentire; i ragazzi del piedone hanno pensato ad una shell che faccia da ossatura alla fantasia degli sviluppatori: basta un estensione ed ecco che riappare il menù a tendina per le applicazioni o quello delle risorse; ecco di nuovo il monitor per le risorse, l’estensione meteo, la vecchia barra con il selettore delle finestre aperte e dei desktop virtuali. Se vogliamo possiamo rendere la shell praticamente uguale al nostro vecchio gnome. Insomma, l’abominevole menu applicazioni potremmo pure dimenticarcelo a meno che non decidiamo di acquistare un tablet.

Unity è più rigida: la dock in particolar modo, è poco personalizzabile e non c’è la possibilità di toglierla per far posto ad un altra che ci risulti più congeniale. Il team di canonical punta molto sugli scopes e le lenses (concetti che in realtà mi risultano ancora arcani) a scapito non solo della personalizzazione ma anche della possibilità di avere un ambiente più intuitivo ed ergonomico.

Le differenze tra i due non si fermano qui, innumerevoli parti del desktop sono gestite in maniera originale dalle due interfacce; qui ho sintetizzato le differenze più evidenti tra le due e con il passato.

Conclusioni (ovverosia “il futuro della mia macchinetta”)

Entrambe le interfacce sono senz’altro immature: le modalità di personalizzazione della shell, ad esempio, sono ancora macchinose ed in giro ho letto di difficoltà di gestione del doppio monitor; le estensioni poi, non sono ancora molte; compiz, il compositing manager di unity è buggatissimo, unity per ora gira solo su ubuntu e non è portato su altre distro,  nautilus (il file manager), comune a tutti e due, continua a non essere una piuma (ed è pure sempre più brutto) e l’integrazione con il web è ancora embrionale. Ma le due strade sono tracciate e la mia propensione a seguire quella costruita dalla gnome foundation credo mi porterà ad abbandonare ubuntu.

Già da tempo critico le scelte di canonical: il togliere gimp dal live cd sottraendo visibilità ad uno dei programmi tra i più importanti del mondo del free software (e che non naviga in buone acque), l’implementazione nel suo sistema di un programma in parte proprietario (ubuntu one), lo scimmiottare apple ed altre varie ed eventuali (sono tra quelli che non sopporta il software center, ad esempio) credo mi porteranno, entro febbraio, alla ricerca di nuovi lidi dove parcheggiare il mio disco fisso.

Arch linux? Fedora? Debian? Tutte e tre? e con quali desktop environment? Gnome, KDE, Xfce o Lxde? vedremo…in fondo è questo il bello del mondo del free software e dell’open source: si può sempre scegliere.

P.S. negli screenshot della shell si nota il famoso bug della globalmenu bar sotto la barra di gnome: non avevo voglia di provvedervi 😛

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1 Response to “Io e la shell”


  1. 1 ila gennaio 23, 2012 alle 6:05 pm

    grazie per il commento
    un saluto
    http://mujeres_libres.blog.tiscali.it/2012/01/23/ccnl-cooperative-sociali-2010-2012-una-garanzia-per-la-tua-precarieta/


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