Piccola introduzione al free software ed all’open source

Sto costruendo, grazie a wordpress, un piccolo giornale online: labugia.org; il direttore della testata mi ha “commissionato” un articolo sull’open source che forse farà da apripista ad una rubrica dedicata al mondo del pinguino. Spammo pure qui l’articolo.

GNU in meditazione

Quando mi chiedono “che programmi usi?”, rispondo: “uso linux e programmi open source”; a questa affermazione, là dove il mio interlocutore non sgrana gli occhi confuso, mi sento rispondere: “ah! quelli gratis!”.

In parte è vero, non si paga per utilizzare programmi open source (ed il free software in generale), ma il fatto di essere gratuiti non è condizione sufficiente per qualificarli come tali; esistono programmi gratuiti che non per questo sono open source: gli antivirus per windows, ad esempio.

La differenza tra programmi open source e softwares proprietari è molto più profonda e sfaccettata e per spiegarla, mi affiderò ad un esempio forse un po’ surreale, ma che semplifica la comprensione delle specifiche differenze.

Parlerò di automobili.

Immaginiamo un mondo in cui convivano due tipi di produttori di automobili: i produttori di veicoli open source ed i produttori di macchine proprietarie.

I primi cedono gratuitamente veicoli base corredati da un manuale. A tutti i modelli che ti offrono i vari produttori puoi cambiare gli specchietti, modificare la vernice o sostituire i copri sedili, i cerchioni, i fari. Se ne capisci un po’ di più, puoi mettere le mani sul motore: cambiare lo scarico e modificare il carburatore, ad esempio; puoi anche cambiarlo il motore, trasformando la tua auto in un bolide da pista, oppure puoi modificarle il bagagliaio e l’abitacolo per ottenere un furgoncino o un pick-up.

Comunque sia, alla fine, avrai una macchina completamente diversa, unica; ma puoi e vuoi condividere con gli altri questa tua impresa: scriverai a tua volta un manuale che descriva come te la sei costruita così bella ed unica e lo girerai a qualcuno interessato che lo applicherà alla sua macchina open source, magari ampliando ulteriormente e migliorando le tue modifiche; e così via, in un alternarsi di sperimentazione, utilizzo e condivisione.

La macchina proprietaria mediamente te la compri: gli specchietti sono saldati alla carrozzeria, i cerchioni al semiasse, sedili e tappezzeria sono appiccicati con colle particolari al supporto e per dipingere la carrozzeria ci vuole una costosissima vernice prodotta solo da alcune ditte autorizzate ed applicabile solo con determinate tecniche sottoposte a copyright. Al posto del motore c’è un unico blocco di metallo che lo riveste: sono lamiere spesse un paio di centimetri. Ti si scarica la batteria: devi andare dal meccanico autorizzato che ti chiede un sacco di soldi per quello che potevi fare tu a costo 0 o quasi con la macchina open source: attaccare i cavi e caricarla.

Dopo 5 anni e numerosi e dispendiosi stop dal meccanico ti diranno che si è rotto un pezzo che pagheresti più del valore dell’auto. La butterai (inquinando) e ne compererai un altra (spendendo), ancora più blindata (rinunciando ad una tua libertà).

Quando mi è stato chiesto dal Direttore de “laBugia” di scrivere un articolo sull’open source descrivendo l’argomento nel modo più semplice possibile, è uscito dalla mia tastiera l’esempio qui sopra (non prima di uno stimolante carteggio elettronico con lo stesso Roberto).

Semplificando, fisiologicamente, si perdono dettagli e particolari importanti ed a volte illuminanti: ecco perchè chi scrive invita il lettore interessato a consultare il web dove esiste una documentazione sconfinata, adatta a tutti i livelli di utenza. Ed in questa documentazione potremmo scoprire che questo mondo non ci è poi così alieno: già utilizziamo strumenti open source e non ce ne accorgiamo; potremmo scoprire che oltre ai programmi esistono interi sistemi open source e che basta scaricarli, masterizzarli e farli partire dal cd per provarli; potremmo scoprire che con qualche click li possiamo installare sul nostro pc ed averli sempre a portata di boot…ma questa, è un altra storia.

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2 Responses to “Piccola introduzione al free software ed all’open source”


  1. 1 Mic maggio 9, 2011 alle 10:53 pm

    I primi cedono gratuitamente veicoli base corredati da un manuale

    ??? Scusa ma nonostante usi anch’io questi programmi e proprio su questa prima riga del tuo esempio che c’è qualcosa che non quadra… Nessuno cederebbe gratuitamente veicoli. Come è possibile che loro lo facciano con un sistema operativo che richiede comunque tantissimo lavoro e più precisamente come fa la canonical a mantenersi in piedi. I suoi dipendenti come vengono pagati? In soldi open source? Non ho mai capito questo passaggio…

    • 2 zakunin maggio 9, 2011 alle 11:09 pm

      Canonical ha dietro un magnate conosciuto anche come Mark “il dittatore buono” Shuttleworth che finanzia lo sviluppo di ubuntu. Canonical inoltre presta servizi di assistenza e di creazione e manutenzione di sistemi informatici oltre ad avere innumerevoli accordi con grandi e piccole aziende che producono hardware e software.

      In generale i grandi progetti open si basano sul meccanismo delle fondazioni, sull’apporto di volontari e di grandi aziende come red hat, intel, google ecc. ecc.

      Ad esempio il desktop “gnome” è in gran parte finanziato da red hat che vive sull’assistenza e sulle sue soluzioni software “enterprise”.

      Ti segnalo anche il concetto di hardware open source: http://it.wikipedia.org/wiki/Hardware_libero

      magari non siamo ancora ai bolidi da formula 1… 🙂


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