Archivio per aprile 2010

darth vader, la motocicletta e l’infradito

l'abbigliamento del motociclista

Sicurezza, sicurezza, sicurezza! Parola d’ordine dei nostri tempi, mantra politico, filastrocca contemporanea, slogan iconografico. La sicurezza per garantirci la leggerezza, la sicurezza per garantirci l’incolumità, la sicurezza per coltivare la dolce ed avvolgente coperta dell’ignoranza.

E’ in attesa di passare al senato il nuovo decreto di modifica al codice della strada il quale toccherà solo di striscio gli interessi degli automobilisti, concentrandosi quasi esclusivamente sull’imporre ai centauri tutta una serie di obblighi per la loro sicurezza. Si parla di protezioni: dalla giacca ai guanti, dai pantaloni al paraschiena al casco; ad ora, non viene menzionato nessun obbligo riguardo alle calzature. Gli imperativi saranno scaglionati a seconda della potenza del motore della motocicletta. Si parte dal semplice obbligo di un casco integrale per veicoli sotto gli 11kw, all’obbligo di casco integrale, tuta, giacca e guanti tecnici nonchè paraschiena integrale per i veicoli con potenza superiore ai 52kw.

Le strade tra un po’ saranno invase da alieni robotici e sudaticci, centauri bionici che per coprire la distanza casa/lavoro, dovranno calarsi nei loro esoscheletri di plastica e kevlar. La legge vuol farci diventare quasi come darth vader (i più fighi) o come i robottoni dei cartoni animati giapponesi (i più sfigati, categoria in cui mi ritrovo). Dico “quasi come” perchè, secondo questa legge, potremo calzare gli infradito. E questo la dice lunga sulla lungimiranza e sulle conoscenze dell’argomento del nostro legislatore.

Sotto le mie ruote da motociclista sono scivolati migliaia di chilometri e molti ne devono ancora scorrere. Fortunatamente di incidenti ne ho avuti pochi e le cause sono sempre state le stesse: automobilisti coglioni e condizioni della strada orripilanti.

Con gli anni il motociclista raggiunge quello che potremmo definire un “rapporto simbiotico” con il suo mezzo ma subisce anche un transfert mentale: quello nella testa dell’automobilista coglione; spesso è questo transfert a salvare la vita assieme a quel pizzico di sesto senso da animale della strada.

Non conto più le portiere aperte su cui ho rischiato di stamparmi, le svolte senza freccia che mi offrivano l’opportunità di tratteggiare il mio profilo su una fiancata, le apparizioni di cofani sconfinati ben oltre la striscia dello stop su cui ho rischiato di prendere il volo.

Quando vai sulla moto impari a mettere ogni automobilista nella sua giusta categoria d’appartenenza; c’è il vecchio con il cappello, rincoglionito e pericolosissimo; La mammina sul suv: a lei non frega un cazzo di quello che ha davanti l’enorme avantreno, l’importante è che non tocchi i suoi figli; Il bullo sull’alfa: pericoloso solo se sbronzo; Il figlio di papà sulla decapottabile: da tenere a distanza, potrebbe non avere idea dell’esistenza del freno. E poi ancora: la sbarba che scrive sms tenendo il cellulare talmente vicino al naso che sembra guardare il parabrezza attraverso la fotocamera dell’aggeggio, l’uomo d’affari che ravana nel portaoggetti parlando al telefonino e tentando un’inversione ad U. Le suore ed i pretazzi con i bambini!

Ma i pericoli non si limitano agli utenti della strada: il pericolo è insito nella strada stessa, nelle condizioni in cui versa e negli ostacoli che presenta in caso di caduta. Caduta che il centauro sa di dover mettere sempre in conto: è il prezzo da pagare, se va male, nell’avere sotto il culo un tot di cavalli e davanti una sensazione di libertà che l’automobilista (ed il legislatore) non sfiorerà mai.

Educazione alla strada ed infrastrutture moderne e sicure, da qui si dovrebbe partire. Ed è sul secondo punto che vorrei soffermarmi: le strade italiane, se si eccettua qualche tratto autostradale isolato del nord, fanno schifo. Infrastrutture progettate e costruite negli anni ’50 (le più moderne) e che nei decenni hanno conosciuto solo qualche sporadica copertura con asfalto fresco di scarsa qualità.

Ma quello che più mi fa incazzare (e che più mi spaventa) sono i guard rail. Molti automobilisti probabilmente non lo hanno mai notato ma questi “salvavita”  rischiano di diventare vere e proprie ghigliottine per il motociclista. Anche una caduta a 40 all’ora, vestiti come jeeg robot d’acciaio, non proteggerebbe dal colpo inferto da quelle lame assassine. E le testimonianze sono molte.

La questione qui e adesso, con questa legge, non è quella di dare protezione al centauro ma, ancora una volta, è quella di ingrassare i soliti culi industriali ed assicurativi con la solita mossa di facciata di un governo inetto rappresentante di un branco di pecoroni su quattro ruote che si chiamano italiani.

Le nuove norme, forse forse, salveranno lo 0,niente per cento dei motociclisti e, tre quarti di questi, rimarranno paralizzati a vita o tenuti a forza in stato vegetativo da uno stato ancora una volto cieco e marcio.

E qualche motociclista, non potendosi permettere certe chincaglierie, dovrà forzatamente accantonare per un po’ una delle grandi passioni della sua vita.

Link: Articolo del Dott. Marco Guidarini (Dr. Jekyll) medico Traumatologo presidente A.M.I.

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