Scadente operazione dei segugi antinarcotici di Grado

L’articolo: Delirio sicuritario.

Riassunto:

Nell’ora più buia e fredda di quel febbraio del 2010 gradese, qualche cosa sta per succedere.

Lungo le strade della profonda bassa friulana, là dove il dialetto furlan si confonde con il veneto dell’isontino, qualche cosa si sta muovendo: neri automezzi sfrecciano lungo le provinciali che a tratti costeggiano un pigro e paludoso adriatico.

E’ scattata un’imponente operazione antidroga, frutto di 4 mesi di indagini,  che vede coinvolte una trentina di famiglie. Una ottantina di militari svegliano i civili obiettivo della retata nel cuore della notte, entrano nelle loro case e le perquisiscono.

Il bottino:

Complessivamente, sono stati rinvenuti 4 spinelli, 5,5 grammi di hashish, 14 semi e quattro piante di marijuana, 3,46 grammi di marijuana e altri 142 grammi di piante di marijuana essiccate, 16 semi di canapa indiana, 2 pasticche di ecstasy. Rinvenuto e sequestrato anche materiale legato al consumo della droga, in particolare 3 bilancini di precisione.

Niente che giustifichi un simile dispiegamento di squadracce armate.

Ma i militari  sono orgogliosi del loro operato: non sono lì per cercare grossi quantitativi di sostanze o per acciuffare qualche pericoloso trafficante. No, sono lì per “educare”: lo rivelerà poi l’impavido colonnello Zuliani, promotore assieme ai tribunali di Trieste e Gorizia della spettacolare operazione:

«Tante famiglie – ha spiegato il comandante Zuliani – non immaginavano nemmeno che i figli consumassero droga, seppure leggera. È sbagliato – ha aggiunto il colonnello -, significa che i ragazzi hanno già intrapreso la strada sbagliata. Può essere una vita rovinata in partenza. Per i genitori, la nostra operazione di forte prevenzione deve essere un bel campanello d’allarme».
Sempre secondo il colonnello Zuliani, il loro intervento può contribuire a far uscire i giovani dalla pericolosa realtà legata agli stupefacenti, per orientarli verso stili di vita sani e più consoni.

E qual’è la ciliegina sulla torta dell’operazione? I militari fanno firmare ai ragazzi sottoposti ad indagine il consenso per le analisi necessarie per confermare l’uso di droga, li accompagnano al pronto soccorso prima di denunciarne un paio per “cessione di stupefacenti” e segnalare gli altri come consumatori.

Conclusioni

Insomma, è stata una notte cilena, una notte in cui la nostra democrazia ha visto sostituirsi a chi istituzionalmente è preposto all’educazione, un manipolo di soldati.

E’ un ennesimo campanello di allarme in un paese allo sbando dove si preferisce criminalizzare il consumatore piuttosto che dare la caccia a chi, sull’abuso di droghe, ci campa. Questa azione è stata il frutto di una legge iniqua, ignorante e stupida; come chi l’ha redatta.

Nei giorni successivi ci sarà lo schierarsi contro questa metodologia di intervento di diverse associazioni, tra le quali spicca la “camera penale” .

Evoluzione:

Ci sarà poi un dibattito pubblico organizzato dall’associazione “officina sociale” a cui ho partecipato e di cui faccio un rapido riassunto. Aggiornerò il post in caso di ulteriori sviluppi:

Giovedì 18 febbraio si è tenuta un’assemblea organizzata dall’associazione “officina sociale” di monfalcone sul caso.

Sono intervenuti Riccardo Cattarini, rappresentante della “camera penale” (associazione politicamente trasversale di avvocati penalisti), il dottor Gianni Cavallini, una studentessa in rappresentanza dell’unione studenti e Luciano Capaldo, operatore del drop in.
Confuse tra il pubblico (una cinquantina di persone che in seguito hanno dato vita ad un dibattito) due delle famiglie coinvolte nella retata.

Dopo aver informato che ci sono state due interrogazioni parlamentari sul caso da parte di esponenti del pd, l’avvocato ha sottolineato la gravità della condotta di tribunali e forze dell’ordine. In particolare ha sottolineato come se da una parte non ci sia dal punto di vista formale nulla di errato nella procedura seguita, dall’altra ricorda come i modi in cui il tutto si è svolto ricordino pagine oscure della nostra storia.
L’accento è stato messo, anche dal medico, sul test “antidroga” che deve essere “atto volontario sottoscritto davanti ad un medico”. Difficile fare atti volontari di fronte a dei soldati.
Il dott. Cavallini. ha fatto notare anche come i test siano stati fatti in pronto soccorso. Se il ps opera sulle emergenze…dove stava l’emergenza? Con buona pace del triage.
La studentessa ha posto la domanda sulla legittimità dei cani antidroga nelle scuole. L’avvocato ha risposto che deve essere il preside a richiederne l’intervento. Ha anche sottolineato come sia possibile, comunque, per la polizia mettere i ragazzi in fila fuori dalle scuole e farli annusare dai cani. Ricorda qualche cosa?
Luciano Capaldo ha portato la testimonianza dell’associazione, a suo tempo (lo postai da qualche parte, appena ho tempo cerco e linko) vittima di una simile perquisizione. Perquisizione brutale nella notte nelle case degli operatori e nell’associazione, che portò all’arresto di 2 operatori con l’accusa di cessione sulla base di testimonianze estorte a dei ragazzini con l’intimidazione ed il possesso di quattro canne. Ora scarcerati in attesa di giudizio (16 marzo udienza preliminare): nel frattempo i poliziotti che avevano indagato su di loro sono stati inquisiti per i loro metodi di indagine.

Solo alla fine interviene una madre di una delle 2 famiglie che si sono consultate con un avvocato (e che stanno cercando di unire tutte le famiglie coinvolte).
Si sentono “umiliate, offese, incazzate” (e ci credo).
Confermano che l'”atto volontario” è stato firmato di fronte ai militari e non di fronte ad un medico.

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3 Responses to “Scadente operazione dei segugi antinarcotici di Grado”


  1. 1 ceghe febbraio 22, 2010 alle 12:29 am

    ho scritto un articolo per il settimanale anarchico umanità nova che è uscito giovedì sula cosa. te lo farò leggere
    a presto

  2. 2 moriredicantiere febbraio 22, 2010 alle 9:43 am

    Il medico si chiama Gianni Cavallini, non è del servizio sociale ed è intervenuto a titolo personale, non in rappresentanza dell’azienda sanitaria.

    • 3 zakunin febbraio 22, 2010 alle 5:49 pm

      Grazie, corretto.


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