Mazara del Vallo e Selinunte

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Selinunte: cinquino siculo

 

Dopo il nostro accomodamento nell’ampio appartamento che, a suo tempo, ospitava una numerosissima famiglia con più di dieci componenti, decidiamo di scendere a piedi nel vicino centro di Mazara per esplorarne strade e vicoli, guida alla mano, per coglierne la storia ed intuirne gli aspetti sociali ed umani che la caratterizzano.

Con circa 50000 abitanti (di cui 10000 tunisini), Mazara si trova ad una settantina di chilometri a sud-est di Trapani, è divisa in due dal fiume Mazaro e si affaccia sul Mediterraneo che, idealmente, la congiunge all’Africa. Il centro si trova sulla sponda sinistra del fiume, la cui foce è anche porto per un gran numero di barche da pesca, ed è formato da un agglomerato di case basse dall’aspetto trasandato, vicoli stretti e piccole ed eleganti chiese, spesso costruite dai Normanni su moschee, ereditate dalla dominazione araba. Particolare il quartiere tunisino, dall’aspetto trasandato e decadente, con case basse e quadrate, spesso diroccate, e con piccoli e ben curati giardini interni.

In tutta la città aleggia un odore di pesce misto a quello del catrame e del sale. In molti punti, poi, l’odore di immondizia prevale su tutto: è quasi impossibile trovare un bottino e gli abitanti hanno l’abitudine di abbandonare i rifiuti lungo le strade o appesi a ganci che penzolano dai balconi.

Durante la nostra permanenza, la città è in piena campagna elettorale: ai primi di giugno si voterà per il sindaco. C’è la curiosa usanza dei vari comitati che sostengono i diversi candidati, di affittare delle stanze lungo le vie principali della città dove i concorrenti alle cariche comunali hanno l’abitudine, nelle fresche e ventilate serate mazaresi, di sostare per incontrare i cittadini. Rientrando da una delle nostre uscite fuoriporta poi, ci è capitato di avere un comizio di un candidato sindaco proprio sotto il balcone di casa.

Per curiosità abbiamo sfogliato più di qualche programma elettorale: vicino alla solita aria fritta tipica della politica italiana, non siamo riusciti a trovare nessun accenno al problema dell’immondizia. Chiederemo…sperando di non imbatterci in qualche lupara 😛

Nei primi giorni del nostro soggiorno siciliano, il tempo si è mantenuto stabilmente variabile: questo non ci ha impedito di visitare più di qualche spiaggia e di concederci qualche nuotata tonificante. La spiaggia di grossolana sabbia bianca di Mazara, la Tonnarella, a fine maggio si presentava piuttosto sporca, con grossi cumuli di alghe e con i pochi stabilimenti ancora in preparazione. Percorrendo la dissestata strada costiera ci imbattiamo poi, in una delle leggendarie “cattedrali nel deserto”: una strada sopraelevata che, dopo aver serpeggiato chissà per quanti chilometri nell’entroterra, si interrompe bruscamente proprio davanti al mare. Innumerevoli saranno, nel corso del nostro viaggio, le testimonianze dell’abusivismo selvaggio e dello spreco più impressionante, con relitti di strade ed abitazioni a deturpare anche splendidi scorci o incantevoli spiagge di sabbia bianca.

La storia della Sicilia, è storia che parte da lontano, da quella cultura greca che tanto ha dato all’occidente e che qui, per secoli, è stata protagonista.

Prima meta culturale del nostro viaggio sarà il sito archeologico di Selinunte che fu una delle principali città greche. Prima di visitare le due colline che ospitavano l’importante città ci rechiamo, percorrendo la splendida strada costiera che da Mazara corre verso est per poi tuffarsi nell’interno, tra colline coltivate a ulivi e vite, alle “cave di Cusa”. Qui gli operai e gli architetti ellenici, ricavavano il tufo con il quale costruire case e templi della città fortificata. Arriviamo con il sole che ha da un po’ superato il suo zenit e ci tuffiamo nell’atmosfera magica del posto: tra l’erba dorata, ulivi e querce secolari, serpeggia il sentiero che corre sotto la cava. Sparse nell’ampio spazio sottostante il costone di roccia, imponenti porzioni di colonne e di capitelli giacciono abbandonate, come se il giorno prima, chi le stava modellando, avesse interrotto il suo lavoro.

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Selinunte - tempio di Era: scorcio

La città di Selinunte, che vide i suoi massimi fulgori intorno al VII secolo a.C. si estende su due colline attigue. Sulla prima si può ammirare uno splendido tempio (il tempio di Era) le cui possenti colonne color ambra, dominano la valle sottostante mentre diversi ruderi di quello che doveva essere il più grande tempio dell’antichità (visto che, si stima, fosse tre volte più grande del Partenone), giacciono ammassati a fianco di questo splendido manufatto, ricostruito negli anni ’60 del secolo scorso. Visitati questi resti, ci si incammina per quasi un chilometro scendendo lungo il fianco della prima collina per poi risalire sulla seconda, per raggiungere l’acropoli che già da lontano si rivela in tutta la sua imponenza. Le possenti mura fanno da contenitore ai resti di innumerevoli abitazioni, templi (tutti contrassegnati da lettere dell’alfabeto, visto che il tempo ha cancellato il ricordo degli dei a cui erano dedicati), e a tutto quello che poteva esistere in una città che, si stima, raggiungeva gli 80000 abitanti.

Una volta fatto il giro delle mura ci accorgiamo che, scendendo lungo la parete occidentale della seconda collina, si arriva ad una splendida, estesa spiaggia di sabbia rossa completamente deserta. La discesa non è difficile ma un vicino fiume forma una specie di laguna e, per raggiungere la spiaggia sul lato del mare, dobbiamo guadare un piccolo specchio d’acqua per raggiungere un istmo della costa sabbiosa. In questa impresa, la mia compagna si avvicina un po’ troppo al bordo che costeggia la laguna, affondando completamente una gamba nelle sabbie mobili. Niente di grave, una bella risata e siamo già stesi sulla sabbia di questa splendida spiaggia, nudi, a pigliare il sole dopo un bagno rinfrescante.

Con calma così e ripercorrendo in senso inverso la strada tra le rovine rientriamo, già progettando le prossime tappe del nostro viaggio.

Nota: l’entrata nel sito archeologico costa sei euro. Durante la nostra camminata ci rendiamo conto che, almeno per la prima collina, c’è la possibilità di entrare gratuitamente. Sulla strada che porta alla seconda collina, si apre un sentiero, con una zona adibita a pic-nic incustodita. All’entrata della seconda collina, nessuno ci ha chiesto il biglietto, ma questo deve dipendere dalla stagione e dalla bassa affluenza. Teoricamente, comunque, l’entrata di straforo si potrebbe fare dalla spiaggia segnalata poco più sopra anche se non so da dove raggiungerla se non dal sito stesso.

 

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1 Response to “Mazara del Vallo e Selinunte”


  1. 1 charter school luglio 17, 2013 alle 12:18 pm

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