Archivio per luglio 2008

No ste zogar col fogo, fioi

Liburnia (non ho trovato un immagine dell Canovelle)

“Antica” tradizione di noi giovani (sì sì…avete letto bene, giovani 😛 ) debosciati triestini è quella di festeggiare, a volte, compleanni ed avvenimenti vari sulle spiagge frastagliate del lungomare triestino.

Il copione prevede, in attesa dell’alba, svariate casse di birra e/o alcolici vari, cibarie, chitarra, asciugamani, dormiben, sostanze ludico/spiritose bagno nudi e, naturalmente, un fuoco dalle cui lingue di fiamma farsi rapire nei momenti di stanca della socializzazione.

Questo stava accadendo il sabato appena trascorso; e mentre si era intenti a festeggiare il 25° compleanno di un amica, dal buio, sono comparse ad una cinquantina di metri dalla spiaggia le note luci lampeggianti blu che, di solito, siamo abituati ad incrociare per strada. Era la guardia costiera la quale, dopo avere puntato un fascio di luce alternativamente sulle tre feste in corso su quel tratto di costa, con il suo natante si è esibita in una danza acquatica che l’ha portata ad una ventina di metri dalla spiaggia. A quel punto, dal megafono, una voce ha intimato in tre lingue di spegnere i fuochi.

Stupiti dal fatto che non ci avessero sguinzagliato direttamente i temibili uomini rana, abbiamo spento il fuoco, per poi riaccenderlo non appena si fossero allontanati assieme al secondo natante lampeggiante che si era intanto andato ad aggiungere; Per un momento abbiamo temuto uno sbarco in forze ma, per fortuna, il capitano della seconda imbarcazione deve aver ritenuto quantomeno inutile (o forse ridicolo) spingersi anch’egli sotto costa.

In tanti anni che partecipo a feste del genere, non mi era mai capitato di assistere a nulla di simile. La spiaggia triestina è aspra e sassosa ed il rischio di incendi è praticamente nullo. Certo, potremmo disquisire su sicurezza e legalità, tanto per cambiare. Ma ripensare a questo episodio, unito al fatto che sulla strada del ritorno abbiamo incrociato un blocco della polizia, uno dei carabinieri ed uno della guardia di finanza (in circa 10 chilometri di viaggio), non so perchè, mi fa scorrere un brivido freddo lungo la spina dorsale.

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Ocio che te salta le bartuele e ta va fora coi copi

Viviamo nell’era del proibizionismo e della più assoluta ignoranza sul tema della droghe.

Il padre del proibizionismo moderno è un tale Harry Anslinger che, appoggiato dal governo degli stati uniti del dopo-crisi del ’29 e del fallimentare esperimento del proibizionismo degli alcoolici, si scaglia in maniera invereconda contro l’uso della marijuana.

Viene creata a questo scopo una campagna di disinformazione capillare e durissima, anche con spot aberranti come questo:

Vengono poi adottati a partire dal 1937 con il marijuana tax act, una serie di provvedimenti atti a vietare qualsiasi uso della cannabis, oltre a quello ludico. Con gli anni questa non-cultura si diffonde nel mondo e così pure in Italia, dove la coltivazione della canapa era una tradizione consolidata ed occupava una parte non indifferente dell’economia agricola italiana.

Oggi questa non cultura e questa ipocrisia continuano a reggere, il consumatore è perseguitato dalla legge e la mafia sguazza allegramente in questo brodo di ignoranza. Ed i politici? Bhe…che si droghino è cosa oramai consolidata. Ma il proibizionismo, evidentemente, gli fa comodo e, mentre a destra la posizione sul tema droghe è chiara, a sinistra semplicemente non se ne parla o, quando lo si fa, si tratta il tema con una superficialità allarmante.

Chissà se vedremo mai un paese dove tra i cartelli elettorali spunteranno manifesti tipo questo:

😛

Riccardo Rasman

Riporto qui una storia che ho già segnalato in un forum e che continua ad avere degli sviluppi giudiziari.

Gli elementi di questa storia sono un intreccio tra disagio, da un lato, e brutalità istituzionale, incapacità comunicativa tra istituzioni ed inumana ferocia dall’altro.

Corriere della Sera


E’ attiva una petizione online per chiedere verità e giustizia per l’uccisione di Riccardo Rasman avvenuta nel 2006 a Trieste per mano della polizia.

Il link per aderire è:
http://www.ipetitions.com/petition/riccardorasman/

Tutta la documentazione sul sito
http://www.alessandrometz.it

La mail per informazioni è giustiziaperriccardo@libero.it

Alle persone che no go mai conosù

Capita, nella vita, di non conoscere delle persone perchè queste scompaiono prima che tu possa incontrarle. Ed allora puoi sapere come erano solo attraverso gli occhi e le parole di chi gli ha voluto bene.

Oggi è l’anniversario di uno di questi eventi. E il rimpianto dentro di me, oggi, ha il sapore amaro della tristezza.

De novo on

Due giorni senza linea! ah! che scimmia!

Un paio di giorni fa, arrivato a casa dopo una seratina all’aperto sul lungomare triestino, accendo il pc per vedere come stiano i miei vari contatti virtuali, tra mail forum e blog e….sorpresa! mi accoglie una fastidiosissima schermata fastweb che mi informa che non sono connesso. Tristemente mi allontano dalla macchina già immaginando le lotte telefoniche che inizieranno l’indomani con il call center del mio isp.

Risultava che, due mesi prima, io non avessi pagato la bolletta. Effettivamente avevo molto probabilmente depositato gli euri necessari al saldo sul conto corrente postale con uno, forse due giorni di ritardo. Al call center risultava che mi avessero inviato, in due mesi, tre avvisi della mia morosità che, invece, non avevo ricevuto. Fatto stà che, la mattina dopo, scendo alla posta sotto casa a versare il dovuto e, subito dopo, procedo alla telefonata necessaria per segnalare la regolarizzazione della mia posizione. Avrebbero dovuto passare al massimo 12 ore da questa regolarizzazione: ne sono passate 48, varie telefonate e litigate al cc, e la spedizione di un fax con un reclamo e con allegato il bollettino.

Questa “avventura” mi ha fatto (ri)pensare in questi giorni, oltre al fatto di quanto sia dura arrivare a fine mese (tra le altre ho anche ricevuto una “minaccia” di taglio della fornitura del gas 😛 ), di quanto indecente sia la fornitura del servizio telefonico ed internet in Italia.

Viviamo in un vero e proprio regime di privatizzazione distorta, con il servizio distribuito fra vari colossi che ci bombardano di pubblicità ingannevole, e l’anomalia dell’ultimo chilometro di doppino, monopolio telecom. Ci parlano di 20 mega ma, se leggete bene i contratti, si dice fino a 20 mega. Così ci si può ritrovare con una 2 Mega scarsa pagando uno sproposito. E, comunque, paghiamo uno sproposito rispetto al resto dell’europa: in francia, ad esempio, per circa 30 euro al mese, hanno una ADSL di 20 mega effettiva e telefonate gratuite sui fissi di quasi tutti i paesi del mondo, nonchè altri servizi quali il download di musica gratuito e legale.

C’è poi l’arrivo di questo benedetto Wi Max. E anche qui si è assistito a gare di appalto miliardarie e a nessuna possibilità di avere un minimo di frequenza libera per poter permettere, finalmente, a tutti di utilizzare internet e contribuire così allo sviluppo di una cultura informatica che, nel nostro paese, risulta molto scarsa. Terzomondista, dicono in molti.

Ma va così, dicono. Non per niente l’Italia è la terra dei cachi.

Ed in tutto questo io sono ancora qui, ad ammorbarvi con i miei posts…ma non ora: devo uscire per pagare (con considerevole ritardo) l’affitto…prima che arrivi qualcuno e mi smantelli la casa in attesa che saldi il mio debito 😛

Salvo per miracolo

Tra la fine del 2007 e l’inizio del 2008, ha destato grande commozione l’incidente sul lavoro che ha causato la morte di sette operai dell’acciaieria ThyssenKrupp a Torino. Intanto, per chi non lo sapesse, ad oggi le statistiche recitano così:

Dall’inizio dell’anno ad ora, per lavoro, ci sono:
525 morti
525526 infortuni
13138 invalidi

Quindi siamo sempre nella media annuale, che prevede circa 1000 morti l’anno.

In questi giorni, mi è capitato di ripensare ad un episodio sul lavoro in cui ho seriamente rischiato la vita.

Lavoravo come magazziniere in una grande catena di supermercati. Movimentavo roll pieni di acqua minerale. I roll sono quella specie di gabbie su quattro ruote, alte più o meno due metri. Il magazzino stava su un soppalco e, per raggiungere il livello del negozio, bisognava scendere tramite un montacarichi, naturalmente, senza nessuna sicurezza: spostavi una barra di ferro e vi entravi.
Bene…quel giorno dovevo portare di sotto un roll carico d’acqua, lo trascino di spalle verso il montacarichi, sposto la barra, arretro….il montacarichi non c’è: due metri di vuoto dietro ed un piede a penzoloni senza appoggio, un roll in movimento con centinaia di litri d’acqua davanti. Non so come abbia fatto, un colpo di reni aggrappandomi al corrimano…e lo stupore di non essere diventato una statistica, di essere ancora vivo…

Quando mi capita di ripensarci mi scappa un sorriso. Chissà quale scenario starebbe vivendo il mondo senza di me (lo immaginate voi un mondo senza un zakunin? 😛 ), o in quale dramma si sarebbe potuta trasformare la mia vita.

Mi scappa un sorriso perchè in quell’episodio ritengo di essere stato semplicemente fortunato.

La nostra costituzione pone le basi dell’Italia sul lavoro. Ed il lavoro è un attività fatta da esseri umani per la società. E la società, lo stato, dovrebbero occuparsi di tutelare la salute e l’integrità fisica dei lavoratori. Quando accadrà? chissà…intanto aspettiamo che accada un altro dramma simile a quello della Thyssen. Poi ne parleremo per un paio di mesi. E poi?

E poi penseremo ancora alla “sicurezza e alla legalità”….sul posto di lavoro? Macchè: alla sicurezza del portafogli e alla legalità dei furti dei soliti noti.

povera patria…



enea papà

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