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Dubrovnik

Sarajevo – Bosnia Herzegovina

Dopo aver lasciato sotto le ruote della mia moto piu’ di 1000 chilometri di strada, eccomi piazzato in un piccolo internet caffe’ della capitale bosniaca per un breve riassunto di cio’ che mi sono lasciato alle spalle in questi giorni di viaggio.

Ero rimasto a markaska…da questa amena cittadina della costa croata sono partito senza troppi rimpianti. Meta: dubrovnik. La strada per arrivarci e’ a dir poco spettacolare. Simile alla strada qvarnerina, si differenzia principalmente per una vegetazione molto piu’ lussureggiante. Inaspettatamente, poi, la strada si tuffa all’interno, e mi trovo proiettato in mezzo a colline lussureggianti, a costeggiare dei piccoli laghi azzurri e placidi e ad attraversare la Neretva, il fiume che al sud taglia in due la Bosnia. Ed in bosnia, per qualche chilometro, ci capito pure: dubrovnik e’ divisa dal resto della Croazia da una sottile striscia di territorio bosniaco che si affaccia sul mare.

Ma eccola qui dubrovnik: rimane il rito della ricerca di un campeggio. Il tempo di una doccia e sono di nuovo sulla mia muletta, finalmente alleggerita dell’ingombrante carico da campeggiatore, per raggiungere la citta’ vecchia. Entro da una porta secondaria da cui, pochi metri dopo, mi ritrovo davanti ad una stretta scalinata che scende verso il viale principale, una cinquantina di metri piu’ in basso.

La luce del tramonto inonda il viale gremito di turisti rumorosi ed eccessivamente dediti all’uso del deodorante. Ma neanche questa massa informe riesce a togliere la magia della luce del tramonto che si riflette sul candido acciotolato in marmo e sui palazzi in marmo e pietra carsica che se ne stanno li’, carichi di storia e testimoni di storie in una citta’ che ha nel mare il suo cuore pulsante. Basta uscire dalle zone piu’ battute dal turismo per sentire l’odore del mare, per percepirne la presenza anche se non lo vedi.

Giro cosi per la citta’ fino a tardi, incuriosito, leggendo la storia della fontana di onofrio, degli assedi turchi, delle piccole chiese e dei monasteri, delle mura imponenti e candide, che il giorno dopo sarei andato a visitare. Il tempo passa e dopo una cena frugale, non avendo incontrato nessuno decido di rientrare verso il mio accampamento quando, sulla gradinata che mi porterebbe all’esterno delle mura, vedo una ragazza con in braccio un gattino, mi avvicino (incuriosito dal gattino, non dalla ragazza eh! :P ) ed iniziamo a parlare (con la ragazza, non con il gattino! :P ). Americana dell’oregon, ingegnere elettronico, per un attimo ci ritroviamo a fissarci negli occhi…ma arrivano i suoi amici che la portano via…bhe e’ stato per lo meno un occasione per sfoderare il mio oramai arruginito inglese…

Il giorno seguente mi concedo un po’ di mare nell’amena spiaggia del campeggio, poi di nuovo in citta’: un ora per il giro delle mura, ad ammirare il mare che la circonda su tre lati ed i tetti rossi ed i campanili che svettano al suo interno. Quindi di nuovo a cazzeggio tra i stretti vicoli dell’abitato. In serata, ai piedi della fontana di onofrio, noto una bellissima ragazza che fuma voluttuoisamente una sigaretta. E’ lei a chiedermi di parlare: e’ una tipa problematica, con quei problemi che hanno a che fare con il mio lavoro. Chiacchieriamo un bel po’ e ci diamo appuntamento per il giorno dopo, in serata, ai piedi della stessa fontana.

Il mio ultimo giorno a dubrovnik inizia pigramente: caffe’, amaca, musica nelle orecchie, letture fantascientifiche, pranzo a scrocco assieme ad una coppia di pensionati ultrasettantenni italiani campermuniti miei vicini. Poi via, alla ricerca di una spiaggia degna…secondo la mia fedele guida a sud di dubrovnik ne avrei trovata una il cui nome non ricordo…infatti, seguendo le indicazioni fornitemi ne trovo un altra che poi scopriro’ chiamarsi “Sveti Jakov”. Sempre a sud della citta’, vi si arriva scendendo un centinaio di gradini lungo la parete di una scarpata. Sul fondo di questa, una spiaggetta di sabbia e sassi, il mare cristallino che, a pochi metri dalla riva, diventa immediatamente profondo e blu. Davanti a me l’isola lussureggiante che si profila gia’ nell’orizzonte di dubrovnik e, poco piu’ in la’, le mura bianche e possenti della citta’. E cosi’ mi crogiolo al sole per un paio d’ore, con una pausa nel vicino ristorantino per una birra ghiacciata e con un micio in braccio che decise che ero il posto piu’ comodo dove schiacciare un pisolino.

Alla sera poi, di nuovo a dubrovnik per una cena ed una passeggiata con l’amica croata. Uno scambio di indirizzi ed un frettoloso arrivederci;in campeggio, con la mente gia’ proiettata verso il prosieguo del mio viaggio, scrivo un po’ di filosofia e mi addormento come un sasso.

Ora i paesaggi, i profumi, i colori cambiano rapidamente di nuovo attorno a me. Sono gia’ sulla strada per Sarajevo.

Trst – Dubrovnik

Dubrovnik, Dalmazia meridionale.

Fossi superstizioso credo non sarei nemmeno partito. Dopo aver caricato come un mulo la mia fedelissima, per sbaglio, ho colpito il cavalletto con un piede e lei ha cominciato ad inclinarsi verso di me. Con la forza della disperazione, puntando i piedi e facendo forza sul corpo della moto con le mani e con il petto sullo specchietto retrovisore, sono riuscito a salvarla da una rovinosa caduta. Purtroppo, per l´eccessiva pressione, lo specchietto sinistro si e´ crepato: ora, quando vi guardo, vedo la strada sfaccettata, come in un mosaico. Per gli amanti del genere horror: ogni tanto, da quello specchietto, mi sembra di vedere una grossa macchina bianca dietro di me. Ma nell´altro specchio questa non appare e non e´ possibile vederla nemmeno se volto la testa all´indietro. Stephen King impazzirebbe :P

La mia muletta

Non ricordo chi me lo abbia fatto notare ma la croazia ha la forma di un drago dove la testa e´ rappresentata dall´istria, le ali dalle regioni che portano all´interno ad oriente di Zagabria, il corpo e la coda sono formate dalla dalmazia e la punta di quest´ultima e´ Dubrovnik. Io sto cavalcando questo drago lungo la pancia, percorrendo la (per me oramai mitica) statale n. 8.

La strada che porta da Trieste a Opatija e´ scivolata sotto le ruote del mio TA come un tappeto: un attimo prima ero in mezzo al verde brillante delle colline alla base della penisola istriana, un attimo dopo l´odore del mare permeava tutto attorno a me. In questo tratto mi sono pensato come apparissi agli occhi di un distratto osservatore. Giubbino sgualcito da motociclista anni ottanta, jeans e scarpe da ginnastica casco rigorosamente con visiera alzata (a beccarmi in faccia insetti polvere e…profumi). E che dire della moto: sulla piastra posteriore tenda, coperta e tappetino in poliuretano. Sacche laterali stracariche (tutto per il campeggio da una parte, abiti dall´altra), e sul serbatoio una borsa magnetica. Sara´ che discendo da una famiglia di profughi…

La prima tappa e’ stata Rab. La strada che da Fiume raggiunge Jablanac (e che poi continua, simile, fino quasi a Zadar) e’ qualche cosa di indimenticabile e, ogni volta che la percorro, non posso fare a meno di gustarla in ogni suo piu’ piccolo tratto. Ogni curva offre uno scorcio nuovo; ogni volta l’azzurro del mare, del cielo ed il candore punteggiato di verde delle montagne calcaree che si tuffano nelle acque, lasciano senza fiato…devo dire, poi, che a lasciare senza fiato, sono pure le protezioni escogitate per questo lungo tratto di strada: la’ dove c’e’ pericolo (scarpate, cavalcavia,ecc.), non vi e’ nessuna protezione; la’ dove invece il pericolo e’ assente, guard rail e muretti di contenimento si sprecano…sara’ una tecnica croata per sfoltire l’invadenza del turismo internazionale…

Rab

A Rab avevo appuntamento con una collega ed un suo amico…nonche’ con la cagnetta di lei che mi ha molto colpito per  la barba, le bretelle, e la capacita’ di dormire in ogni luogo fosse possibile. Per tre giorni abbiamo cercato spiagge spettacolari e solitarie come da tradizione croata. Ma in questo siamo rimasti un po’ delusi. Unica bella sorpresa: una spiaggia non bellissima ma nemmeno malvagia…di sabbia. Credo di non aver mai visto della sabbia nel quarnaro. Alle sere, poi, si cercava un po’ di divertimento…ma il nulla regnava sovrano ed io incitavo i compagni di questo tratto di strada ad ingurgitare pelinkovac e/o qualsiasi bevanda spiritosa un bicchiere via l’altro…di solito non sono cosi’ ragazzi ma che volete…questo viaggio “ciama” :P

Il paese e’ carino, nulla di piu’, e votato ad essere un “paradiso artificiale” per famiglie di turisti. Insomma: l’isola kvarnerina piu’ bella rimane Cherso.

Makarska

Salutati la splendida collega, l’amico con una grande cultura musicale (ed un insana passione per drinks orribili) e la cagnetta dormigliona, scendo verso dubrovnik per i restanti 10 giorni di viaggio in solitaria. Non avendo una grossa voglia di percorrere una distanza troppo grande, decido di fermarmi a Makarska, nella dalmazia centrale. La strada per arrivarvi perde molto di fascino da Zadar in poi. Inoltre quelli che sto percorrendo sono luoghi e strade che mi ricordano periodi felici della mia vita passata che, ora, hanno un sapore amaro come il veleno. Chissa’, forse un giorno ritorneranno ad essere dolci; forse deve solo passare del tempo.

Arrivo nei dintorni di Makarska nel tardo pomeriggio e mi calo nella cittadina che la guida che porto con me dice essere “ridente” poco piu’ tardi. Bhe, alla sera diventa un paradiso artificiale per giovani turisti appassionati di musica dozzinale e coktails. Riesco a beccarmi un concerto jazz che pero’ finisce troppo presto (nel locale ho fraternizzato con una comitiva di pensionati norvegesi che mi hanno offerto una quantita’ invereconda di birra). Solo verso le due trovo un baracchino dove mandano della musica pop croata e dove gruppuscoli di giovinastri avvinazzati cantano in coro abbracciati parole per me incomprensibili; io, in disparte, osservavo divertito.

Oggi sono partito da li’ per raggiungere dubrovnik, da cui scrivo. Lascio in sospeso il racconto del viaggio che  merita, per il valore paesaggistico, un capitolo a parte. Lascio pure in sospeso questioni ludico/filosofiche. Non e’ tempo di filosofie: c’e’ tanto da vedere…

Forsi son mi che no so usarlo…

Google maps…

Catena della moto nuova, sacche pronte con tutto il necessario per campeggiare, tenda e amaca che attendono di essere montate…a poche ore dalla partenza, terminati i preparativi, smanetto un po’ su google maps per studiare il percorso da seguire. Ecco, secondo i tipi di google, le strade che dovrei affrontare…

Mha!

Trieste-Dubrovnik per masochisti

Non sono riuscito in nessun modo a razionalizzare il percorso…Provate poi a richiedere informazioni sulla tratta Dubrovnik-Sarajevo; secondo googlemaps:

Indicazioni stradali per Sarajevo, Bosnia ed Erzegovina 1.488 km – circa 1 giorno 5 ore…

O.O

Che abbiano già condotto l’esperimento e si siano verificati dei paradossi spazio temporali?

…alla fine ho dovuto usare viamichelin:P

Go meso el naso fora della porta

Dopo quasi un anno ininterrotto a lavorare, sono finalmente riuscito a salire in sella alla mia fedele transalp ed a macinare più di una cinquantina di chilometri di filato. Finora, in questo metereologicamente altalenante agosto, è capitato due volte: la prima per un breve viaggio da Trieste a Bale, incantata località balneare croata; la seconda mi ha portato a Vienna, per vedere una città che non avevo mai visitato e ritrovare un amica, nonchè ex collega, che ora si ritrova a lavorare nell’asburgica e monumentale capitale.

Pausa tecnica durante il viaggio per Vienna

Non sono nuovo a viaggi “a lungo raggio” sulle due ruote. In passato ho affrontato sulla mia vecchia vespa un entusiasmante periplo della grecia continentale e diverse tappe in croazia. Con la giapponese mi sono spinto fino in umbria ed all’isola d’elba.

La particolarità è che ora questi viaggi (ed ancora di più il prossimo ed imminente) li affronto (non capitava da tanto) in solitaria, come da un po’ faccio con quel viaggio che chiamiamo vita.

Non credo esista nulla di più bello e più formativo per una persona che viaggiare, muoversi per il piacere di farlo; se c’è, non lo ho ancora trovato. Ognuno, a suo modo e con chi preferisce, dovrebbe trovare il tempo (ed a volte il coraggio), di mettere in stand-by la vita reale e lasciarla lì…congelata; e di concedersi quindi il lusso di spostarsi e mettersi in gioco osservando se stesso, finalmente, da un altra angolazione.

Il viaggio verso Bale è stato particolare: per evitare le strade slovene a pagamento mi sono perso sulle montagne istriane e, dopo una decina di chilometri di sterrato, mi sono ritrovato a varcare un confine secondario incustodito per entrare in Croazia. A tutti i motociclisti in ascolto: cercate sulla cartina Golac (sulla strada che da Trieste porta a Rijeka), da lì prendete la strada bianca: ampia e piuttosto semplice, offre panorami non indifferenti. Entrati in Croazia ci si ritrova in una sinuosa e spettacolare strada di montagna.

Per fare 130 km, ci ho messo circa 5 ore: quasi tre ore di piogge ad intermittenza mi hanno rallentato. Arrivato a Bale, dove avevo appuntamento con degli amici, mi son concesso due giorni di tintarella integrale, balli sfrenati e fiumi di rakija e pelinkovac. Per il rientro ho seguito strade più tradizionali, evitando comunque i tratti a pagamento e rientrando in italia per il valico secondario di belpoggio.

Per arrivare a Vienna, invece, ho scelto di evitare l’autostrada per un semplice motivo: per la prima volta avrei “sfidato” con il mio fedele destriero, le Alpi. E posso solo provare a descrivere la sensazione di affrontare quasi 500 chilometri di saliscendi ininterrotto con l’aria fresca, leggera e carica di profumi delle montagne che mi accarezzava la faccia. Ad un certo punto (colto forse dal delirio da carenza di ossigeno), mi sono ritrovato a paragonare il viaggio in motocicletta sulle montagne, all’andar per mare a vela. In questo mio stato allucinatorio ho immaginato le montagne come enormi onde che scorrevano sotto le ruote del transalp come fanno i marosi sotto le chiglie delle barche. Di certo una cosa è innegabile: circondato dai massicci montani sul tuo guscio di noce a due ruote ti senti piccolo piccolo, proprio come deve sentirsi il marinaio immerso in quel deserto blu pieno di vita che chiamiamo mare.

Ma anche questa splendida esperienza ha la sua macchia: essendo in ritardo all’appuntamento con la mia amica che aveva il turno di notte, mi sono messo a correre…e da dietro un cespuglio ad un certo punto, è apparso un autovelox…la prossima volta dovrò prendere dei provvedimenti :P sono in fiduciosa attesa dell’asburgica mazzata…

Di Vienna ho visto poco: la notte del mio arrivo sono uscito da solo ed ho conosciuto una stramba compagnia di artistoidi autoctoni con cui ho sbevazzato fino alle 4 del mattino. Il giorno dopo sveglia con calma e, al ritorno dal lavoro dell’amica, siamo usciti con l’intento di fare un giro turistico della città. Ma abbiamo cominciato a chiacchierare (era da tanto che non ci vedevamo e ce n’era da raccontarsi) e ci siamo concessi, dopo un “pranzo” delle 16.00, un dolcetto “particolare” grazie al quale abbiamo girato la città chiacchierando e ridendo a più non posso; uniche soste, prima di collassare in casa, un paio di locali dove concederci un drink e….4 risate…L’ultimo giorno è stato di riposo prima della ri-partenza: una visita al parco giochi del prater, pranzo, ed un paio di film.

I 600km del rientro mi hanno suscitato le stesse emozioni che ho descritto sopra…solo con il passeggero. Siamo rientrati con più calma, se si eccettua la tratta tarvisio-trieste, dove ci siamo lanciati in autostrada. Siamo arrivati a Trieste a mezzanotte….stanchi ma felici.

E tra qualche giorno si riparte: scenderò la Croazia lungo la Dalmazia fino ad arrivare a Dubrovnik. Poi spero di riuscira a passare in Bosnia, per Mostar e Sarajevo. Sempre ricordando che:

Le persone non fanno i viaggi, sono i viaggi che fanno le persone.
John Steinbeck

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