Mazara del Vallo

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Cattedrale di Mazara: il conte Ruggero calpesta un saraceno con il suo cavallo

Dopo un breve volo da Bologna con quelli della Ryanair, buchiamo le nubi che fanno da tetto a Trapani e, non senza qualche scossone, atterriamo all’aeroporto di Birgi.

Per me, è la prima volta nel mezzogiorno profondo; non così per la mia compagna di viaggio, e di vita, che qui ha più di qualche legame familiare. Ci sediamo all’esterno dell’aeroporto, in attesa dello “zio Lusciano” che ci accompagnerà nella natia Mazara del Vallo, ad una settantina di chilometri da Trapani, dove ci accomoderemo nella casa della sua defunta madre e dove stabiliremo il nostro campo base per esplorare l’isola del sole.

Lo zio Luciano arriva accompagnato da un amico, con cui scambierà battute in siciliano stretto per tutto il viaggio. Ci introduce un po’ quello che ci aspetterà sfatando alcuni miti per chi, polentone come me, si porta impressi nell’immaginario. Il primo a cadere è quello dei conducenti di motorini senza casco: oramai da un anno lo portano (quasi) tutti; questo perché, qualche tempo prima, le istituzioni hanno dato una stretta all’usanza di non indossarlo, rottamando forzatamente i mezzi di coloro che venivano sorpresi senza. Altro mito che cade è quello del rigoglio delle palme: oramai da un anno e mezzo è sbarcato dall’Egitto un insetto che le sta sterminando: ci accorgeremo infatti che circa l’80 per cento delle palme è stato abbattuto e, quelle che restano, non godono certo di buona salute. Le foglie bruciate di queste splendide piante testimoniano una lenta ma inesorabile decadenza della specie: scopriremo infatti che l’allarme è mondiale e che il rischio di estinzione di questo splendido albero, è dietro l’angolo.

La sensazione nel percorrere le strade della Sicilia sud-occidentale costiera è quella di essere più vicini di quello che effettivamente si è, all’Africa: case basse, con mattoni in terracotta, intonaci cadenti e mura screpolate, strade polverose ed asfalto irregolare mangiato dal sole cocente ci scorrono accanto e sotto le ruote.In meno di un ora siamo a Mazara, il nostro cicerone ci fornisce una scassata auto a noleggio e ci indica la strada per quella che, per una quindicina di giorni, sarà la nostra casa. La raggiungiamo non senza difficoltà, girando per strade a fondo cieco e vicoli che portano nel nulla, adeguandoci immediatamente al particolare modo che qui hanno di guidare (dettato anche dalla scarsa presenza di segnaletica), dotandoci di una buona dose di arroganza automobilistica e facendo ampio uso del clacson, strumento indispensabile per avvisare che si sta per imboccare un incrocio con tutta l’intenzione di impegnarlo per primi.

Alla fine ci piazziamo in via Bixio, in quello che sarà il nostro campo base da cui pianificare il viaggio e da cui partire alla scoperta di questo lembo d’Italia adagiato nel mediterraneo, con il suo carico di storia millenaria e travagliata.

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